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Archivio Giannini

Sono oltre quattordicimila pezzi, tra abiti, scarpe, occhiali e accessori di varia provenienza. Percorrono un secolo di storia sul crinale del gusto, delle abitudini e delle evoluzioni formali e funzionali del nostro vestire. Sono lo specchio dell’Occidente passato attraverso guerre, ricostruzioni, boom e crisi. Fino ai nostri giorni. Sono un tesoro a lungo nascosto che oggi viene alla luce grazie all’iniziativa di Beste. L’azienda pratese ha infatti consentito l’emersione di un archivio messo assieme in quasi trent’anni di lavoro e mai depredato dal circuito internazionale del vintage.

A rendere possibile questa apertura al pubblico – a un pubblico comunque selezionato con cura e criterio – è stato l’accordo di esclusiva che l’azienda pratese ha di recente stipulato con Daniele Giannini, l’uomo che con grande costanza ha raccolto ogni singolo pezzo dell’archivio, lo ha organizzato nei termini di un’esposizione stabile, lo ha dotato di una sede di valore e lo ha custodito fino ai nostri giorni arricchendolo senza sosta.

Grazie a questa operazione, Beste rafforza il profilo di azienda sui generis, capace non solo di offrire un servizio nella fornitura dei tessuti, nella produzione di abbigliamento o nella realizzazione dei campionari. Ma capace anche di intervenire nella fase più delicata e meno composta della raccolta delle ispirazioni di base. L’obiettivo di Beste e dell’Archivio Giannini è infatti quello di offrire al mondo del design uno strumento che possa rivelarsi prezioso nel lavoro di progettazione, di comprensione o di rielaborazione del patrimonio occidentale della moda. Uno strumento efficace proprio in virtù della sua consistenza: nell’Archivio Giannini sono confluiti oltre quattordicimila pezzi, in prevalenza abiti, ma anche scarpe, occhiali, orologi, cappelli e accessori dalle forme più svariate. Sono scarti del nostro sistema consumistico. Sono pezzi logorati dall’uso o resi obsoleti dai cicli della moda. Provengono da armadi e cantine. Oppure dai magazzini militari di mezzo mondo. Parlano molte lingue, dallo slang americano all’inglese forbito di Londra. Parlano francese, tedesco e giapponese. Raccontano feste, cocktail ma anche ore di duro lavoro. Alludono agli universi giovanili dei campus americani o agli uffici dell’alta finanza. In buona sostanza, raccontano un secolo di storia percorrendo la società in tutti i suoi livelli. Offrono spunti per disegnare un prodotto. Ma anche gli strumenti- attraverso la lente del passato – per leggere il presente e forse per prevedere il futuro.